PATTERN IN CRIME

"Anche io ho qualcosa da dire!" - di Giulia Bacchi

 Ciao, sono Giulia originaria di La Spezia e trapiantata in Olanda dal 2018.

Anagraficamente 27 anni, dimostrati 17 e percepiti 70+ sono tante cose. Una ingegnera nautica e Strategic product designer per formazione, una innovation trainee ed illustratrice per professione.


Durante il Liceo (che se penso che ormai si parla nel range di 10 anni fa mi prende un colpo) pensavo di essere sicura al 100% di cosa avessi voluto fare e diventare da grande. Una giovane donna forte ed indipendente che avrebbe girato il mondo per professione e passione. Una versione aggiornata della mia amata bisnonna una donna che sin da piccola mi ha insegnato cosa significhi essere indipendente, autonoma e avventuriera.


Dopo la maturità classica ero sicura di volere fare le valigie, prendere e partire per andare a studiare Design a Milano.  Si dirò la classica frase in risposto alle domande “quando hai iniziato a disegnare?” Sin da quando ho memoria tanto che uno dei primi ricordi che ho sono io a 3 anni a disegnare fiori con mio padre visto che aveva capito che darmi una matita e un foglio era il modo più efficace per farmi stare seduta. Leggendo, crescendo e capendo che per essere designer non basta sapere disegnare, ma occorre capire come le cose funzionino e quale sia la loro ragion d’essere ho iniziato ad intendere il design come progettazione. Per cui nel luglio del 2012 ero pronta a lasciare la sicurezza di casa, il nido dei miei affetti per coltivare il mio amore per il design e farlo diventare una professione. Ma come spesso accade la pratica è diversa dalla teoria e quando hai 18 anni basta un nulla per fare vacillare le tue certezze e sovvertire le tue priorità. 

Ed è così che un pomeriggio complice la paura di perdere istanti preziosi del vissuto di chi sarebbe rimasto e il dubbio che forse studi più scientifici mi avrebbero aiutato a capire meglio sia le mie capacità che i meccanismi che regolano l’universo ho scelto di iscrivermi a Ingegneria Nautica.

E io che avevo fatto un liceo classico che per 5 anni ha nutrito in me la consapevolezza che “la matematica non sarà mai il mio mestiere”, per poco non facevo venire un infarto ai miei genitori


quando a cena gli ho comunicato “rimango a Spezia e mi iscrivo a Ingegneria”.


Quella che sembrava essere la scelta più semplice, non partire, dopo una calma apparente si è rivelata poco a poco essere la strada più difficile perché stava tracciando per la mia vita una rotta che non sentivo del tutto mia. Mentre imparavo come far stare a galla le imbarcazioni sentivo che tutto il resto stava lentamente naufragando. Le cose sia fuori che dentro di me cambiavano in modo del tutto inaspettato e senza che io ne avessi il controllo. La perdita graduale in diversi termini dei mie punti di riferimento stava facendo si che la mia motivazione lasciasse gli ormeggi e che la mia vena creativa piano piano colasse a picco.

Smisi di disegnare.


Ho provato sulla mia stessa pelle cosa significhi soffrire d’ansia. L’ansia cattiva. Quella che per intenderci ti ostruisce la gola con un nodo talmente stretto da rendere il respiro affannoso e che ti paralizza le gambe. Quell’ansia subdola che ti porta a pensare che non sei in grado di fare niente e niente può essere fatto per cambiare le cose. 

Ma non è vero. Perché le cose possono cambiare nell’esatto momento in cui si affrontano, in cui si parla dei problemi e si accetta che per quanto si voglia essere tutto, non tutto può essere affrontato da soli. Essere troppo chiusi in se stessi non porta a niente se non a rimanere ignari di tutte le occasioni che ci sono la fuori e di tutti i possibili incontri che posso dare il via ad una svolta del tutto inaspettata. 

Il 24 dicembre del 2014 su un treno regionale in ritardo di 2 ore sulla tratta Brescia-Parma mi sono imbattuta in maniera del tutto fortuita nella mia. La mia svolta era una signora con un Jack Russel seduta davanti a me che, dopo avermi chiesto di guardarle il cane, mi aveva chiesto cosa ne pensassi di alcune illustrazioni che sarebbero dovute essere pubblicate in una sua raccolta di racconti per bambini.

Parlando del più e del meno ci scambiammo pezzi di vissuto e i contatti con la promessa che quando me la fossi sentita le avrei mandato un mio disegno.

Quella sera stessa tra uno scambio di regalo e l’altro ricomincia a disegnare. 

Era come se fossi tornata a respirare. Ero di nuovo io.


Alimentare la mia vena creativa attraverso illustrazioni per libri e lavori di grafica mi ha spronato a portare a termini il percorso ingegneristico e desiderare di continuare gli studi nell’ambito del design. Magari all’estero, perché no?

Il 19 ottobre del 2020 conseguendo la laurea magistrale in Strategic Product Design presso la Technical University of Delft il mio sogno si è realizzato. Certo nel mio sogno non mi immaginavo vestita in completo cipria e pantofole scozzesi seduta in salotto su Zoom e impossibilitata ad ogni sorta di festeggiamento, ma finalmente ero una designer riconosciuta e certificata. 


Dopo un breve meritato riposo, mentre LinkedIn era diventato il mio migliore alleato per la ricerca di un lavoro nell’ambito o del social design o dell’innovation management, un pò per togliermi lo sfizio di avere uno spazio tutto mio, un pò guidata dalla mia vocina interiore che diceva “massi che hai da perdere” il 21 novembre del 2020 sotto mentite spoglie ho aperto la mia pagina instagram: @pattern_incrime.


Il sotto mentite spoglie è presto spiegato. Volevo capire che riscontro le mie illustrazioni, il mio modo progettare il disegno, comunicare espressioni e concetti, avessero al di fuori della mia cerchia ristretta

Da tre mesi @pattern_incrime continua a crescere illustrazione dopo illustrazione, chiacchierata dopo chiacchierata, collaborazione dopo collaborazione. Tra l’incredulità e l’euforia mi commuovo nel leggere i messaggi che ricevo e a provare in prima persona cosa significhi fare la conoscenza di tante persone meravigliose e collaborare con alcune di esse.


Da lunedì 1 marzo sarò doppiante fortunata perché oltre a continuare la mia avventura come illustratrice con @patternincrime avrò l’opportunità di crescere professionalmente come Giulia iniziando a lavorare come Innovation Trainee qua a Delft.

Essere bloccata alla fine mi ha insegnato ad essere paziente e come certe debolezze possono divenire punti di forza se si impara a convivere con essi. Questa mentalità con il tempo mi ha portato a cercare le opportunità nelle difficoltà, spunti di coraggio nelle paure e occasioni per mettermi alla prova e migliorarmi.

Perdere me stessa un pò di volte mi ha permesso alla fine di intraprendere la strada giusta. Quella che mi sta rendendo felice e soddisfatta di quello che sto facendo nonostante sia 1290 Km da quella che per 24 anni ho chiamato casa.


Grazie a “Me too” per avermi dato l’opportunità di condividere la mia storia fino a qui....

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