Essere giovani

"Anche io ho qualcosa da dire!" - di  Davide Cardenio





Mi presento: sono Davide Cardenio, ho 22 anni e ho scritto questo articolo perché “anch’io ho qualcosa da dire”. Fin da quando avevo 12 anni, il mondo della politica mi ha sempre affascinato. Principalmente da quando i miei genitori hanno preso il controllo della televisione non facendomi più vedere Dragon Ball e costringendomi ai vari TG. Ogni loro commento per me era un input ed inevitabilmente ho cominciato ad appassionarmi alla politica ed all’attualità. Passione che nel tempo ho avuto modo di coltivare in collettivi studenteschi e negli organi di rappresentanza studenteschi alle superiori. 







Credo che proprio questa mia passione mi abbia portato, nel Settembre 2018 a rispondere positivamente ad un mio collega in università che mi chiese di creare un blog per parlare consapevolmente di politica e di economia. Una sfida che ho deciso di accettare subito, mosso com’ero dalla volontà di fare informazione in modo equilibrato e cosciente. Non è un mistero che il mondo dell’informazione si sia piegato, seppur intervallato da esempi virtuosi, alle logiche del marketing. La notizia va “venduta” e di fatto in pochi sono attenti a ricostruire il background di una notizia. Perché un evento per essere compreso necessita la spiegazione di ciò che l’ha preceduto, ossia delle cause, e di ciò che esso comporterà, ossia degli effetti.

Avevamo dalla nostra una grande qualità: essere giovani. Per quanto retorico possa sembrare, essere giovani è di per sé una qualità. Creammo il blog Orizzonti Politici, e il primo articolo portava la mia firma. Titolava: “Al-Qaeda ed Isis: non chiamiamoli pazzi”. Il senso dell’articolo era quello di far comprendere alle persone come il tema del terrorismo fosse trattato in maniera completamente superficiale dall’informazione mainstream e che i media propagandavano un’idea fuorviante di ciò che il terrorismo era, spesso non capendone neanche la pericolosità presi com’erano dalla spettacolarizzazione del fenomeno. Per questo ho preso i due gruppi terroristici più influenti in quel momento e ne ho marcato le differenze strutturali, di prospettiva e di composizione. Perché appiattire le differenze e giudicare senza essere informati significa, in prospettiva, non sapere come combattere il fenomeno.

Dai 4 fondatori iniziali aprimmo le nostre porte ad altri colleghi diventando 10. Per tutto il primo anno abbiamo cambiato spesso struttura e abbiamo cercato il modo migliore per sfruttare le nostre competenze (e nascondere i nostri limiti). Creammo l’associazione studentesca nella nostra università e la risposta fu incoraggiante. Dai 10 membri iniziali diventammo 40. Amministrare il tutto cominciava ad essere difficile e richiedere, giorno dopo giorno, un impegno sempre maggiore. Eravamo a tutti gli effetti una piccola redazione, gli articolisti avevano dei capiscrittura che controllavano quanto scritto, i social media manager rendevano l’articolo appetibile sui social, io ne controllavo la SEO, ossia il punteggio Google affinchè apparisse nelle ricerche. Ma è stata la pandemia a darci una spinta notevole. Abbiamo cominciato a scrivere sul Sole24Ore, BusinessInsider Italia, Lavoce.it, Linkiesta, Fatto Quotidiano, WallStreet Italia, D-Repubblica con tante live insieme ad analisti di prim’ordine in Italia quali Cottarelli e Paolo Magri.

Abbiamo quindi deciso di ampliare il team alla ricerca di 5 o 6 figure da affiancare a quelle esistenti. Questa volta la risposta non fu soltanto incoraggiante, ma incredibile! Abbiamo ricevuto ben 70 domande di adesione. Un numero che ci ha messo in difficoltà per due motivi: il primo è che non avevamo bisogno di 70 persone e il secondo è che scegliere era difficilissimo! Curricula eccezionali e persone davvero competenti nell’ambito. Mi piace sempre dire che io in quella sessione di recruitment probabilmente non sarei entrato.








Ma oltre la storia mi preme raccontare cosa sia (almeno nella mia visione e nelle mie speranze) il progetto Orizzonti Politici. Noi ci proponiamo come Think Tank, ossia un’associazione che redige analisi su politica ed economia proponendo risoluzioni a problemi reali. Ci definiamo pertanto il Think Tank della Generazione Z. I think tank per quanto si dichiarino sempre super partes hanno spesso affiliazioni e simpatie per uno schieramento o per un altro. Esistono think tank di Destra come ne esistono di Sinistra. Noi abbiamo deciso di essere il think tank della Generazione Z perché attualmente esistono tematiche che sono inevitabilmente ed intrinsecamente generazionali. La sensibilità politica dei giovani rispetto ai bistrattati (giustamente, sia chiaro) boomers è diversa e trova il suo fondamento in valori completamente diversi, alcune volte agli antipodi.

La nostra società vive di conflitti, fortunatamente risolti tramite processi democratici, tra gruppi di interesse diversi. I conservatori vedono i progressisti come avversario politico, i religiosi vedono i laici, gli esponenti della teoria del libero mercato vedono i comunisti. Secondo me è tempo che noi giovani formiamo a tutti gli effetti un gruppo di interesse che si riunisca nei valori delle nuove generazioni: l’ambientalismo, la lotta per i diritti sociali e civili e il ripensamento di uno schema produttivo e di sostentamento che ci è stato lasciato ma che già sappiamo non funzionerà per molto. Dovremmo far fronte unico per un po’, insomma. Reclamare non solo posizioni di potere, ma potere decisionale in generale.

Soprattutto in questo momento in cui viene decisa l’allocazione dei fondi europei post-pandemici e la programmazione della stessa spesa, dobbiamo quantomai interessarci a questi temi. Il futuro di questo paese passa da questi anni e passa da noi. Facciamoci sentire, partecipiamo ad associazioni giovanili o supportiamo quelle esistenti.

È il momento in cui l’impegno individuale può portare seri benefici alla collettività.

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