“Quel giorno che ci siamo visti ho detto fortuna che esisti!”

 "Anche io ho qualcosa da dire!" - di Gabriele Cafaro






“Quel giorno che ci siamo visti
Ho detto fortuna che esisti!”

Di cosa parlo? Della musica!
Citando Gemitaiz, uno degli artisti più influenti e produttivi della scena hip-hop italiana, voglio raccontarvi il mio incontro con la musica rap e la nascita della mia passione!

Eh si, perché la musica la devi incontrare. Non è una convenzione né una forzatura: deve toccarti quando meno te l’aspetti e riuscire a trasmetterti empatia affinché tu non possa più fare a meno di lei. Sia che questa si traduca in gioia sia che in dolore.

Questo concetto è amplificato quando si parla di musica rap, musica fatta di tante parole, similitudini, doppi sensi, metafore e chi più ne ha più ne metta. È proprio grazie a questa sovrabbondanza di elementi che “quel giorno che ci siamo visti” dissi: "Cavolo! Qui ci si può rispecchiare chiunque, qui c’è così tanta roba da riempire i vuoti di chiunque!"

Sono Gabriele Cafaro, ho 22 anni ed è così che è ho incontrato la mia passione:
Era un giorno di novembre del 2016 ed ero seduto sul bus di ritorno a casa. Ad una fermata salì un mio caro amico, si sedette di fianco a me e condivise con me le sue cuffiette. Io il rap lo conoscevo e lo ascoltavo, ma senza porci particolare attenzione. Non avevo ancora trovato quell'artista che facesse al caso mio, che fosse l'effettivo mediatore tra me e la dea musica.
Infilai le cuffiette e dal dispositivo suonava l’album NONOSTANTE TUTTO del sopracitato Gemitaiz, in particolare la canzone “Forte”. Pensai subito: "Wow, che roba!”

Inizialmente non capii molto, quella serie di frasi accompagnate da concetti in maniera così veloce mi confusero, ma comunque capii l’artista, riuscii a capire cosa provava in quel momento e a percepire le ferite che lo avevano spinto a scrivere. Mi lasciò qualcosa. 






Il mio amico scese dal bus e rimasi insoddisfatto, dovevo averne di più!
Pensai non fosse possibile immedesimarsi nelle storie altrui e calzare gli stessi sentimenti dello scrittore senza nemmeno aver capito bene di cosa stesse parlando. Ma mi sbagliavo!
L'empatia di cui parlavo prima fu la chiave per capire lo scrittore. Ancor prima del testo, delle rime e dei riferimenti.

Da lì in poi fu un’escalation: ascoltai quasi tutta la discografia di Gemitaiz ed era diventata la mia compagna nei miei momenti di solitudine. L’aver letto e capito i testi aveva ancor di più attirato il mio orecchio verso questo genere. I miei orizzonti si aprirono ed iniziai ad ascoltare anche altri artisti grazie ad amici che praticavano il genere da più tempo.

Iniziai ad imparare i testi delle mie canzoni preferite, li rappavo e lo facevo anche bene. Ad esempio, avevo imparato l’immortale “Veleno 6” di Madman feat Gemitaiz a memoria. I miei amici neanche ci provavano!

Così pensai: Perché non provare a scrivere qualcosa di personale?
Presi un foglio ed una penna e cercai di esprimere me stesso. Comporre rime non era un problema e adattarle a ciò che volevo dire ancor meno. Fu solo un primo passo, al tempo quasi del tutto inutile perché scrivevo senza una base musicale sotto. Erano solo pensieri in rima.

Il vero passo fu in ambiente universitario quando incontrai Gianluca Raguseo. Attualmente è con lui che condivido la mia passione e la porto avanti creando pezzi rap.
Lì, in quell’ambiente del tutto nuovo ci fu un vero e proprio scambio di idee, opinioni e pareri. Il fatto di essere entrambi così improntati all’ascolto di questo genere musicale, portò una semplice amicizia alla nascita di un duo rap. Lui mi ha sempre detto e continua a dirmi: “senza te e la tua motivazione, non avrei mai avuto la sfacciataggine di provarci e portare avanti questa passione”. Io penso lo stesso nei suoi confronti.
Al giorno d’oggi è tanto facile provarci quanto avere paura di farlo, di esser criticati e non esser capiti.
Noi abbiamo messo da parte queste paure e provato ad esprimerci attraverso le rime.







Arriva un determinato momento nel quale bisogna liberarsi dei pensieri negativi riguardo ciò che può o non può accadere e pensare solo alla propria passione.
Questi pensieri sono solo dei muri immaginari.
Frenano, in ognuno di noi, la voglia di inseguire un sogno e di fare il possibile per guadagnarselo.
Penso che ciò valga e debba esser applicato in ogni campo, a prescindere da quello musicale.
Se c’è della sana passione è sempre meglio provarci e portarla avanti.
Potrà andar male o chissà, potrete vedere i vostri sogni realizzarsi.
In ogni caso non ci saranno rimorsi


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