Passivi alle passioni

  "Anche io ho qualcosa da dire!" - di Andrea Picuno




La parola “PASSIONE” compare per la prima volta nell’antichità, tra le tante terminologie filosofiche essa è stata una di quelle più disquisite. Il continuo confronto, dissidio, tra passione e ragione. Questo termine ha una doppia etimologia riconducibile al verbo latino pati, passus che significa letteralmente sofferto, e anche al termine greco πάθος (pathos) che si mantiene sulla stessa linea, indicando la sofferenza, la passività di fronte alla potenza dell’emotività, dell’affetto, del sentimento.

Dal passato ad oggi forse facciamo difficoltà ad associare questo termine a questo significato, la maggior parte delle volte la “PASSIONE” è intesa come un concetto positivo che ci attrae verso qualcosa o qualcuno.

Effettivamente però se noi pensiamo a come sarebbe la nostra vita senza quel qualcosa o qualcuno che associamo alla passione, SBAM, la sofferenza ci attanaglia. Quindi non è poi così assurdo trovarsi d’accordo col pensiero antico.

Ma andiamo oltre… mi trovo assolutamente d’accordo con l'idea che la passione porti (a volte) ad assumere un atteggiamento di passività nei confronti dell’“oggetto bersaglio”, ma non in senso negativo. Faccio un esempio: una delle mie passioni più grandi, oserei dire la più grande, è la MUSICA. Non suono, non canto, e non ballo, lascio questo a chi ne possiede il talento, però la musica per me è ARIA, non riuscirei ad immaginare la mia vita senza di lei, non saprei come gioire né come piangere. Ha accompagnato quasi tutti i ricordi che ho, dai più importanti ai più futili, come quando ho rotto una sedia per simulare il gesto di rompere la chitarra mentre ascoltavo Sex on Fire dei Kings of Leon (don’t judge me!!!)

 




Il mio primo approccio con lei è stato quando ero ancora un feto, siete curiosi di sapere qual è una delle prime canzoni che ho ascoltato?  Ebbene, Zombie di The Cranberries… ovviamente lo so perché me l’hanno raccontato, ma è anche inutile dirlo.

Tornando a noi e alla passività a cui ci induce la passione, posso dire la che musica mi rende passiva a lei, mi rende incapace di qualsiasi reazione contro di lei, quando ascolto la musica, sono schiava delle emozioni che mi suscita e non potrebbe essere altrimenti. Con questo non voglio dire che amo tutti i generi musicali, l’heavy metal e l’hardcore punk, ad esempio, non riesco a mandarli giù.

Ovviamente tutto ha un limite nel momento in cui inficia negativamente su quella che è la nostra vita, ma finché una passione è sana, ci rende felici e, magari, la si porta avanti come lavoro è bene non distaccarsene mai. Per quanto possa indurre a quella passività di cui parlavo, sarà sempre una passività astratta, poiché d’altra parte lo stimolo che comporta l’avere una passione è davvero grande, pensate, ad esempio, cosa accadrebbe se mi accingessi a svolgere un colloquio di lavoro, senza la carica della musica durante il tragitto… sarebbe davvero demotivante!!!

Tutte queste mie parole, e anche confessioni, sono un modo per dirvi che è importante avere una passione, allo stesso modo di com’è importante avere un obiettivo, perché anche se sembra banale, scontato, tutto ciò che ci rende felici o semplicemente accende in noi delle emozioni, è materiale indispensabile per “dipingere” la nostra immagine e la nostra autostima.


 


VI LASCIO DI SEGUITO ALCUNI DEI BRANI “DI CUI PROPRIO NON POTETE FARE A MENO”, indicati da voi in un nostro sondaggio sulla pagina Instagram di Me Too:

- Acqua e sapone (Stadio)

- En e Xanax (COMETE)

- Antartide (Pinguini tattici nucleari)

- Splendida giornata (Vasco Rossi)

- The Great Gig In The Sky (Pink Floyd)

- Il mio corpo che cambia (Litfiba)

- Il mondo si divide (Brunori Sas)

- Bette Davis Eyes (Kim Carnes)

- Do For Love (2Pac)

- Romeo and Juliet (Dire Straits)

- CRUDELIA (Marracash)


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