Noi, generazione in freeze
"Anche io ho qualcosa da dire!"- di Marina De Leo
Noi, la “repubblica degli stagisti” Contrastare o adeguarsi?
Mi presento: sono Marina De Leo, ho 26 anni e sono giunta
ormai al termine del mio percorso di studi.
La mia carriera universitaria è da sempre stata un po’
movimentata: sono nata a Taranto, terra (per chi sa) affetta da sempre da
molteplici “malattie”. Per mia scelta, ho deciso di iniziare qui il mio
percorso universitario dove, nel 2017 ho conseguito la laurea triennale in
Economia.
Settembre dello stesso anno ho deciso di trasferirmi a
Milano. Quello che mi interessava, ciò che realmente avevo capito di voler
studiare non esisteva, o meglio non come volevo io: ho scelto un corso che mi
ha dato la possibilità di conoscere simultaneamente le dinamiche che ruotano
attorno ad un’impresa ed ai mercati internazionali.
Ho avuto tante possibilità, tante occasioni per scegliere il
“convenzionale”: per fare stage retribuiti, finalizzati all’assunzione, in
multinazionali o società “leader”. Ho scelto di andare in Ungheria, di lavorare
in un ente parastatale che rappresenta l’Italia in Europa, e di farlo senza
retribuzione. Ho scelto di lavorare senza percepire né un guadagno né una borsa
di studio. Ho scelto questo perché la retribuzione, in quel momento, non era
per me un incentivo quanto la curiosità.
Quello che non ho scelto ad oggi è di pagare le conseguenze
di una scelta diversa. Sono alla fine della mia seconda laurea, inizio a
guardarmi intorno (anche se lo facevo già prima) e vedo solo un grande vortice
che assale giovani con la mia stessa condizione.
Molto semplicemente le variabili principali sono due:
-molta offerta
-poca domanda
Spiego meglio:
l’offerta: noi (laureati, detentori di competenze accademiche, hard skills, soft skills, con/senza esperienze alle spalle, motivati, flessibili e quasi sempre (putroppo è cosi) pronti allo sfruttamento e, dimenticati dallo Stato
la domanda: (laureato/laureando, hard skills (tra cui linguaggi di programmazione, conoscenza software, hardware e blablabla), soft skills, più di 1-2-3-4 anni di esperienza alle spalle, flessibile (disponibile a lavorare oltre l’orario lavorativo per la maggior parte del tempo), residente in zone limitrofe, retribuzione molto spesso inesistente o al/sotto limite di legge.
Ma quanto ha inciso concretamente il COVID-19 su tale
fenomeno?
Diverse testate giornalistiche e siti web riportano
sinteticamente quanto la pandemia globale di COVID-19 abbia accentuato le
problematiche che già affliggevano la nostra generazione:
- https://www.repubblicadeglistagisti.it/article/aziende-non-dimenticati-stagisti-appello-coronavirus
In conclusione, se la mia situazione
è un po’ quella di tutti come comportarsi?
È vero ognuno ha la sua storia. C è
chi ad oggi può gioire di esser riuscito a penetrare, nonostante le diverse
barriere, nonostante il COVID-19, nel mercato del lavoro. C’è anche chi, come
me o molti altri, nonostante l’esperienza alle spalle, le qualifiche, se ne
sente escluso.
Non se ne sente escluso perchè non ne fa parte, ma, semplicemente, perchè non gliene viene offerta la possibilità o, perché, non ne fa parte come gli altri ne vorrebbero che ne facesse parte.
E
allora qual è la risposta?
Cercare, non
lasciarsi schiacciare dal caos ma trovare il proprio modo per “farne parte “ .
“Sotto un lampione c’è un
ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede che
cosa abbia perduto. ‘La mia chiave’, risponde l’uomo, ed entrambi si mettono a
cercarla. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto chiede all’uomo ubriaco se
è proprio sicuro di averla persa lì. L’altro risponde: ‘No, non qui, là dietro;
solo che là è troppo buio’.”
Tratta da “Istruzioni per esseri infelici” di Paul Watzlawick.
Vi lascio così con questo enigma,
sperando e credendo che, ognuno, in qualche posto nel mondo, nel buio o alla
luce, abbia le chiavi della propria felicità. Lo si voglia o no, nella nostra
vita alberga l’incontrollabile, ciò che non si può prevedere, ciò per cui
occorre cambiare i piani in qualsiasi momento, l’incertezza che qualsiasi
pianificazione ben riuscita possa essere soppiantata in un secondo da un colpo
di scena. Ciò che a volte è dentro di noi quando al biliardo colpendo una sola
pallina ne facciamo muovere altre... in direzioni diverse facendole scontrare o
mandandole in direzioni inaspettate.
Cercate, non
lasciatevi schiacciare dal caos ma scoprite il VOSTRO modo di “farne parte”.



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