Riflessi
"Anche io ho qualcosa da dire!" - Alessandro Cupolo
Sono Alessandro Cupolo, nato in Svizzera nel Febbraio 2000. Ho passato la mia adolescenza incespicando verso il mondo dell'arte, a esplorare tutte quelle sue sfaccettature che ancora oggi rimangono trascurate dalla critica e pubblico medio.
Dalle Graphic novel di Alan Moore alle opere videoludiche di Ken Levine, devo lo sviluppo della mia sensibilità artistica a quella che verrebbe definita da molti "cultura Nerd".
Quello che la mia vicinanza ai “sobborghi dell’arte” mi ha donato è la capacità di approcciarmi senza pregiudizi o presunzioni a qualunque produzione e il desiderio profondo di attraversare con lo sguardo le opere di autori delle più varie forme d’arte. Raggiunta la maturità infatti ho costruito la mia filosofia su un mosaico di ambienti forse più consoni al panorama artistico e letterario: il metateatro Pirandelliano, il futurismo di Marinetti e Boccioni, le interviste e le guerre di Oriana Fallaci, le atmosfere di Montale Ungaretti e la rivoluzione di Majakovskij.
Questi alcuni dei nomi che popolano la mia libreria, assieme a mastodontici manuali di storia dell'arte.
Se mi sono avvicinato all’arte per gioco, è nel mio periodo in caserma che il balocco è diventato bisogno. Nell’anno d’esercito a tassellare il percorso da recluta a soldato e infine a sergente fuciliere l’arte ha assunto un ruolo centrale, accendendo i momenti di respiro tra una data d’ordine e una marcia.
Preservare e al contempo inseguire la propria umanità, un binomio su cui tanti scrittori prima di me si sono chinati e che forse solo le atmosfere e le difficoltà della caserma mi hanno permesso di scoprire. Questo il bisogno dietro al fervore poetico nella mia carriera militare ma quale la visione con cui dargli forma?
Dovessimo chiedere a Hugo Ball come nasca l’Arte ci risponderebbe beffardamente che è figlia di uno scherzo, di una sfida o addirittura di un gioco. Chiedessimo a Monet sussurrerebbe perso che è colta da un momento, una musa o un’immagine che si appropri della nostra finestra sul mondo. Se ancora volessimo rivolgere la domanda a Boccioni affermerebbe che l’arte è partorita da un furore, una riflessione o un’illuminazione bellicosa che ci prenda in un flusso di moti.
A cosa serva mettere in contatto un dadaista un impressionista ed un futurista (oltre che a ricordare l’inizio di una barzelletta) potrebbe non essere evidente, specialmente nella introduzione di una raccolta poetica. Mi è servito a costruire il contesto di un’affermazione in cui credo fermamente: l'arte è per natura spontanea e incontrollabile.
Lo scherno di un Dada è parallelo all'impressione di un paesaggio e vicino all’esplosione di colori in un quadro futurista proprio in questo senso, entrambi figli di un istante.
Da qui nasce il simbolo in cui spesso proietto l'arte: una bimba concepita di sorpresa, inattesa o addirittura indesiderata e la sua fulmineità fa spavento.
L’ebrezza si è esaurita ed è rimasta una poesia.
Una sorpresa non è programmabile, per definizione, ed allo stesso modo la tua bimba non può indossare una maschera e non può vivere nel riflesso di quello che gli altri vogliono vedere in te.
La tua arte è quanto di più spaventosamente sincero tu possa avere. Puoi provare a forzarle un volto e cercare di presentarla al mondo per quel che vorresti essere, ma al primo pianto le lacrime disferebbero la maschera di cartapesta che le hai imposto e ti troveresti di nuovo a dialogare con un volto che sembra contrarsi seguendo i moti interni del tuo animo.
Nessuno è abbastanza maturo per capire subito quanto meravigliosa questa tua dipendenza possa essere, ma è forse questo il suo scopo: illudendoti con le sue guance infantili costringerti a maturare spogliandoti di vesti vecchie e fasulle.
Travestirti da Ulisse mendicante per poter ripercorrere i tuoi passi e tornare a casa completo di un viaggio sembrato infinito.
Ma ogni Ulisse ha bisogno di una Penelope che lo spogli dei suoi stracci e delle sue maschere, così utili nel suo viaggio ma così pesanti adesso, allo stesso modo ho avuto bisogno io di una luce vera ed assoluta che mi illuminasse il volto di colori sinceri. Di un’Alba che non sembra poter cedere il passo a tutto il buio nascosto dietro la maschera.
La mia Alba è stata una ragazzina, un sentimento che con lei è cresciuto e mentre lei diventava donna lui è diventato certezza annientante.
Ho parlato di pittori, di sorprese, bimbe, maschere e riflessi, ma la vera introduzione alla mia poetica quando inizia?
La mia introduzione è la successione di immagini a cui ti ho costretto, la mia poesia è l’intreccio che lega i colori di queste immagini l’uno all’altro. Una poesia di riflessione su quello che mi circonda, accompagnata da quella stessa arte, da quei quadri, che mi hanno costretto a dirigere lo sguardo verso la mia creatura e farmi raccontare dei riflessi della mia immagine fino a non poterla più sopportare. Una poesia sull'ebrezza e sul dolore che accompagna inevitabilmente ogni tuffo, sulle lacrime liberatorie che tingono le mie guance di colori veritieri e sul sangue vivido di una muta, capace di annegare le maschere dell’uomo.
Una poesia sulla certezza assoluta che mi ha permesso di abbandonare gli inganni e mi ha donato calore una volta spoglio, di una luce che sia più del riflesso di uno specchio o dell'urlo di un neon. Perché poesia è una sorpresa, e poesia è crepare le nostre maschere con l’inchiostro e se sei arrivato/a fino a qui è questo il mio messaggio per te, curioso lettore: l’arte non dev’ essere premeditata come non puoi calcolarla, proprio per questo è quanto di più umano ed universale possiamo avere. Lasciati sorprendere anche tu, per la prima volta, da qualcosa di tuo!
Tuffo, da La chiave dei campi (Magritte)
La finestra è uno specchio per lo sguardo
Si incontra eppure le fugge incapace
Di oltrepassare un dipinto bugiardo
L’attesa mi aggredisce e tutto tace.
Il paradigma nella stanza è chiuso
E qui sento, guardo, ascolto, rifletto
Io e me, non voglio più essere confuso.
Spento cerco l’alba ma vedo il tetto.
Devo vincere la prigione, il muro
È pieno, ma la mia immagine è vuota
Quindi fuggo lanciandomi per quella
E cosa voglia dire esser maturo
Se non tuffarsi e scoprire remota
Quella finzione che credevi cella.




Per i convinti:
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E per i curiosi:
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