Nient'altro che un medico.

"Anche io ho qualcosa da dire!" - di Francesca Baldi. 




Me Too ha deciso di "riaprire i battenti" riportandovi una riflessione di un giovane medico trentunenne.

Abbiamo pensato che riportare un pensiero emerso da un'esperienza lavorativa, e di vita, quale una pandemia mondiale, possa essere un modo per valorizzare tutte quelle figure professionali che stanno facendo fronte ad un'emergenza di questo genere, e non solo, perché potrebbe anche fungere come strumento di sensibilizzazione e prevenzione per noi autrici del blog e tutti i nostri lettori.

Ringraziamo Francesca per essersi fatta "strumento" del nostro scopo.










"Essere medico durante una pandemia ha avuto diversi significati. Ha significato assurgere al solito ruolo assistenziale, ma ha significato anche fare i conti con alcune delle paure più intime che questo mestiere ti chiede di affrontare. 

La paura di far del male ai tuoi cari.

E così, sei sottoposto ad uno stress ancora più intenso, anche inaspettato, che non ti lascia scelta.

Bisogna lavorare, esserci per i tuoi pazienti, ma bisogna anche essere prudenti, più del solito.

Lavorare durante la pandemia ci ha messi a contatto con un pizzico di rabbia, scatenata dall'incoscienza pura di molte persone. E ci ha anche discretamente costretto a fare i conti con la nostra capacità di resistenza in situazioni limite, in cui, posso giurarci, la paura per noi stessi veniva sempre in secondo piano.

Poi è arrivato un attimo di respiro. Per noi però,  sempre sull'attenti, era il respiro giusto per prendere nuovamente la rincorsa ed esserci come prima, più di prima.

Lavorare durante la pandemia ci ha divisi e uniti ancora di più. Ci ha fatto studiare entità nuove,  appassionare a nuove scoperte e ci ha resi ancora più vulnerabili.

Sempre a contatto con le patologie più disparate, pochi di noi o nessuno, ha paura della malattia in sé. Ma questa emergenza ci ha spogliati, ci ha messo in mutande in un'aula piena di gente.

E in fin dei conti, ci ha dato poca scelta, o nessuna scelta.

Fa parte di ciò che siamo, fa parte di una vocazione più intima di quello che si possa pensare, perché alcuni, semplicemente, nella vita non potrebbero essere altro che medici."

Commenti

Posta un commento

Post più popolari