Essere o non essere iena: questo è il problema
"Anche io ho qualcosa da dire!"- di Livia Piredda
“Anch’io ho qualcosa da dire. Anzi avrei molto da dire, e
non sapete quanto. Ma mi limito a togliere un solo sassolino dalla scarpa”
Quanti di voi hanno incontrato nella propria vita delle
iene? O quanti di voi nella propria vita sono stati, e continuano a essere, iene?
Per iene intendo tutte quelle persone furbette, senza
scrupoli, che pestano i piedi per ottenere quello che vogliono anche solo per
il gusto di averlo e vederlo sottratto a qualcun’altro.
Sapete, le riconoscete subito!
Sono quelle che con il loro sorrisetto beffardo ti lusingano così tanto da farti venire il vomito. Quelle che guardandole negli occhi vedi solo un immenso buio totale.
Sono quelle che con il loro sorrisetto beffardo ti lusingano così tanto da farti venire il vomito. Quelle che guardandole negli occhi vedi solo un immenso buio totale.
Non so voi, ma nella mia vita ne ho incontrate tante. Dal
lecca culo di turno tra i banchi di scuola, all’ “amica” che mi ha rubato il
fidanzatino delle elementari (io non dimentico!), dalla collega di lavoro che mi
ha messo i bastoni fra le ruote, al capo che mi ha fatto mobbing o a quello che
non paga.
Tutti uniti con un solo obiettivo: fottermi abusando della mia
“ingenuità”.
E allora vai di pianti isterici con madre e amiche disarmate,
nervosismi, rancori, e sempre la solita domanda
“Perché la gente si comporta
così?”.
Quesito che trova costantemente risposta nella dura onestà di mia madre
( le amiche cercano di essere più magnanime): “Livia sei troppo ingenua. Devi
fidarti di meno. Tira fuori le palle e sii più stronza. Ma non ti ho insegnato
niente?”. No mamma, evidentemente no!
Inutile dire che, nonostante gli sforzi, dai 10 anni alla
soglia dei 30 le cose non sono poi così cambiate. Ho provato a modificare il
mio modo di pensare ed agire.
Giuro, ho
cercato di fare un upgrade di stronzaggine, ma niente, continuo a cadere
nell’oblio dell’ingenuità. Solo una cosa si è evoluta: i piagnistei e
l’autocommiserazione hanno dato spazio alla riflessione. (Si sa, con la
vecchiaia si diventa più saggi).
Ed è qui che volevo arrivare.
Riflettendo ho iniziato a chiedermi: “Chi ha stabilito che per ottenere una promozione, un lavoro, bisogna essere arrivisti?”, “Chi ha
detto che per ottenere un (misero) ragazzo devo mettermi in competizione con un’altra?”.
In generale, “Chi ha deciso che per ottenere qualsiasi cosa nella propria vita
bisogna calpestare necessariamente quella degli altri?” La risposta è stata:
Nessuno.
E allora mi sono anche chiesta:
Ma siamo proprio sicuri che essere o diventare iene sia la cosa giusta da fare?
Se prima avrei risposto al 100%, SI (e l’accendiamo pure),
ora qualche dubbio invece inizio a maturarlo. Sono arrivata alla conclusione, e
ne sono sempre più convinta, che essere ingenui, rispettosi degli altri e
corretti sia invece la risposta giusta nella vita privata come in quella
professionale.
E, soprattutto che, quelle persone “determinate”, “caparbie”,
“ostinate”, “con una grande autostima”, sono solo persone frustrate, invidiose,
che di autostima ne hanno ben poca.
Starete pensando: “tutto molto bello, ma per sopravvivere,
inevitabilmente, devo diventare iena anch’io.” Niente di più sbagliato.
Imparerete che andare contro i propri principi è il peggior torto che potete
fare a voi stessi. Non sarà facile, lo ammetto. Di merda non dovrete mangiare
ancora, e parecchia. Ma date tempo al tempo. Praticate l’indifferenza.
Sorridete. Niente può dar più fastidio a una iena.
Io sto cercando ancora di imparare, ora tocca a voi! E che
il karma ce la mandi buona!


Commenti
Posta un commento