"Anche io ho qualcosa da dire!"- di Arianna Dilella
Il concetto di crisi ha da sempre portato con sè un significato profondamente negativo, ed è stato spesso considerato come un qualcosa di avverso, di sfavorevole e ostile, come un qualcosa da temere e allontanare. Oggi vorrei invitarvi a considerare l’altra faccia della medaglia, ovvero il risvolto positivo che una crisi può assumere.
Facendo un salto nel passato, molti erano gli autori che sostenevano la duplice valenza dell’evento crisi: ad esempio lo psichiatra Sifneos, nel 1982, definiva la crisi come “uno stato di sofferenza così intensa da costituire un punto di svolta decisivo verso un miglioramento o un peggioramento”. Jaspers invece definisce la crisi come “un momento in cui tutto subisce un cambiamento dal quale l’individuo esce trasformato dando origine ad una nuova soluzione o andando verso la decadenza”. La crisi rappresenta dunque a tutti gli effetti un momento costitutivo dell’esistenza, che ha una valenza evolutiva e di crescita.
Ne esistono di 3 tipi:
• CRISI ESISTENZIALE: è una crisi fisiologica, che consiste nella rottura di un equilibrio del senso di identità che genera un importante percezione di precarietà. Favorisce lo sviluppo di una maggiore consapevolezza di sé e può verificarsi in adolescenza, in età adulta e nella vecchiaia. Nella maggior parte dei casi, la crisi viene vissuta in modo tale da non essere avvertita dal soggetto come uno stato di particolare sofferenza, ma, passando attraverso i processi di pensiero, contribuisce ad arricchire l’empatia dell’individuo e il funzionamento complessivo della persona.
• CRISI EMOZIONALE: è una crisi che causa profonda sofferenza associata alla perdita di sicurezza, al sentimento di impotenza di fronte a pericoli esterni o interni, la cui minaccia rappresenta l’esperienza fondamentale per l’individuo. Quest’ultimo vive in una condizione bloccata, con insufficienza di energia, ansia, disperazione e paura di fronte ad un evento che non può essere affrontato con le abituali strategie difensive.
• PSICOTICA: è una crisi che comporta la rottura dell’equilibrio con la realtà esterna, interrompendo il senso di continuità dell’esistenza. Si delinea un quadro delirante e allucinatorio, con forte componente affettiva con durata breve e prognosi positiva. Compare in presenza di gravi stress psicosociali o di eventi sopportabili ma che avvengono in concomitanza di passaggi nel ciclo di vita.
I problemi che determinano la crisi sono eventi e situazioni che rappresentano una fonte di cambiamento esterno o interno e che minacciano il sentimento di identità. In particolare, abbiamo:
- Eventi di perdita, come lutti, minacce e pericoli
- Eventi di cambiamento, come ruoli, identità e pericoli
- Eventi interpersonali, come relazioni malate e disturbate
- Eventi di conflitto, come costrizioni e impossibilità di scelta
Quindi, la crisi, sia essa fisiologica, emozionale o psicotica, è il risultato dell’interazione fra l’evento traumatico e il significato che questo assume per la persona, con la vulnerabilità del soggetto e le strutture difensive che si attivano inconsciamente in ogni occasione di cambiamento. E’ intuitivo pensare che, se le difese sono molto rigide e ripetitive, l’impatto dell’evento sarà maggiore, in quanto il soggetto avrà minori mezzi per farvi fronte e minore elasticità per l’elaborazione. A questo proposito, è utile richiamare il concetto di RESILIENZA, ovvero la capacità di affrontare le situazioni problematiche e ridefinire la propria identità in seguito a vari tipi di eventi traumatici. Essa implica quindi un processo dinamico di ricostruzione di sé stessi che avviene attraverso il lavoro attivo sugli elementi specifici dell’evento traumatico.
Cosa voglio quindi intendere parlando di effetti positivi della crisi? Intendo la crisi come una fase necessaria dello sviluppo da attraversare affinché possa esserci evoluzione e crescita. Questo modo di percepire la crisi fa leva quindi sulla capacità dell’uomo che costantemente si trova ad affrontare situazioni ed eventi che potenzialmente potrebbero perturbare il proprio equilibrio. L’uomo che affronta le situazioni critiche viene percepito dunque come competente nella ricerca di soluzioni che migliorino il proprio modo di essere, riconoscendo le sue specifiche competenze, anziché fossilizzarsi esclusivamente sugli esiti negativi, favorendo un ulteriore incremento del malessere. In ogni momento di debolezza e fragilità vorrei dunque invitarvi a contestualizzare la vostra specifica fase di vita, prendendo in considerazione il fattore crescita, nonché cuore del cambiamento e dello sviluppo della vostra persona.

Vi lasciò dunque meditare e riflettere su una citazione a me cara di Oscar Wilde che fa più o meno così:
“Io non voglio cancellare il mio passato perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi ringrazio chi mi ha fatto scoprire l’amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l’ha fatto per i suoi sporchi comodi. Ma ringrazio soprattutto me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre” (O. Wilde)
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