Essere felice
"Anche io ho qualcosa da dire!"- di Federica Pugliese
Cosa vuoi fare da grande?
Quanti si sono sentiti rivolgere questa domanda, e chissà quante volte.
A quanti pranzi di famiglia, da qualche amico, dagli insegnanti.
Cosa vuoi fare da grande?
E lì... Lì inizi a rimuginare. Cosa ti piace davvero. Cosa saresti disposto ad inseguire nonostante gli ostacoli.
Io non lo sapevo cosa volevo fare da grande.
Allora rispondevo con un luogo comune: poliziotta, dottoressa, veterinaria.
Ecco, fare la veterinaria mi sarebbe piaciuto. Amo gli animali.
Ma nelle materie scientifiche ero una chiavica.
Quindi, gli animali sarebbero rimasti la mia passione e basta.
Ti arrendi così, dicevano? Era facile arrendermi durante quel periodo della mia adolescenza.
Problemi, litigi, famiglia, primi amori. Ogni cosa era una distrazione e probabilmente in quei tempi non avevo la forza di ora, di accantonare le cose superflue per dar spazio a quelle davvero importanti.
Così, a causa della famiglia che si divideva, non ho avuto la forza di continuare gli studi.
A causa di un amore troppo violento, di prendere le ali verso nuovi orizzonti.
A causa della mia insicurezza, del mio sentirmi meno, di mettermi in gioco in mezzo al mondo.
E allora che fai? Quando sei diventata grande e non sai cosa fare. Non sai chi sei.
Chi potresti essere.
Ti guardi intorno e vedi cosa hai in quel momento.
Ed io ho fatto così. Dopo essermi liberata delle persone nocive, delle ferite di una famiglia ormai divisa, mi sono guardata intorno.
Avevo qualcosa. E avevo di più.
La mia insicurezza stava lasciando spazio alla consapevolezza che non ero così male.
Che forse qualcosa valevo. Che potevo fare qualcosa e che quel qualcosa sarebbe stato speciale perché l'avevo fatto io.
Una famiglia, più piccola, ed una bottega. Nostra da generazioni.
Sono partita da lì.
La mia insicurezza svaniva giorno dopo giorno, dopo ogni viso che incontravo e che mi sorrideva.
Mi piaceva stare a contatto con la gente.
E mi piaceva ancora di più preparare qualcosa dal nulla. Con delle semplici materie prime.
Con la farina ero in grado di fare del pane, delle focacce, dei dolci.
La rabbia che mi aveva accompagnato per anni e che mi aveva fatto odiare, in parte, ciò che ero e ciò che era rimasto di me, era sparita.
Avevo accettato di non avere una famiglia perfetta.
Avevo accettato di non aver continuato gli studi e di non essere diventata una delle cose dette in passato.
E avevo, soprattutto, accettato la mia nuova passione: la cucina.
Strano, vero? Quello che sapevo fare meglio era a due passi da me, tramandato da mio nonno a mio padre. Ed io, semplicemente, non avevo visto.Ora sono lontana dalla mia casa. Dalla mia famiglia. Ho aperto una pagina su Instagram, dove continuo a seguire la mia fantasia, a sporcarmi le mani di farina e a sentire gli odori della mia infanzia. Il mio piccolo profilo, per nulla perfetto, su Instagram, mi ricorda chi sono. Una ragazza, di 25 anni, che non ha mantenuto le promesse fatte da bambina. Però ne ho mantenuta una più importante. Cosa vuoi essere da grande? Felice!


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